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Orologio CIFRA 3

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Orologio con sistema a rulli di palette, Solari di Udine, dal 1966

Nel '600, gli abitanti di Pesariis, un piccolo paese di montagna del Friuli Venezia Giulia, imparano l'arte dell'orologeria durante i loro viaggi commerciali nella Foresta Nera. I fratelli Solari diventano gli artigiani più abili della zona e nel 1725 aprono una ditta di “orologi da torre”. Nei due secoli successivi, i loro capolavori decorano le piazze più belle d'Italia. Gli affari vanno bene, ma questo provoca dissidi interni e così, i fratelli Fermo e Remigio, sempre più desiderosi di sperimentare, decidono di rompere con i cugini e di trasferirsi a Udine. Qui Remigio, meccanico e inventore, brevetta l'orologio a rullo di palette: un'invenzione destinata a rivoluzionare il modo di visualizzare il tempo. Il successo è immediato così come l’intuzione di applicare la nuova tecnologia ai tabelloni orari di stazioni e aeroporti. Fermo, fratello minore dalla personalità altrettanto vulcanica e spirito imprenditoriale, contatta l'architetto friulano Gino Valle e gli propone di disegnare i nuovi indicatori alfanumerici: ben presto arrivano le prime commesse da una parte all'altra d'Europa e Solari inizia a trasformarsi in azienda internazionale.
La consacrazione avviene nel 1962, con la creazione dell'impianto per il JFK di New York e la vittoria del Compasso d'Oro: il display a palette è un inno alla modernità, grazie alla sua capacità di comunicare in modo immediato a milioni di persone. Le palette entrano in un sistema di comunicazione elegante e rarefatto: il loro suono assomiglia a un libro che si srotola, creando un'atmosfera di attesa, capace di attirare l'attenzione verso le novità del tabellone e unendo i passeggeri in un tempo ideale, fatto di corse, valigie, destinazioni esotiche, tutti perfettamente sincronizzati.
Oltre ai sistemi per la visione collettiva, Fermo chiede a Valle di disegnare anche una versione per ufficio: nasce così il Cifra 5 (vincitore del Compasso d'Oro nel '56) e “capostipite” della serie. Dieci anni dopo, con il Cifra 3, Valle realizza l'orologio più piccolo della linea: il cilindro su cui ruotano le palette diventa l'asse stesso del progetto. Massimo Vignelli, cognato di Valle, si occupa del lettering, studiando un diverso corpo tipografico per ore e minuti e adattando il carattere Helvetica con piccole modifiche ottiche. Il risultato è un prodigio di funzione ed estetica, capace di dare vita a un'icona senza tempo e di vincere una sfida: quella di incanalare il flusso del tempo, trasformando il ritmo indistinto in un capolavoro di sofisticata semplicità.