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Amarena Fabbri

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Sciroppo con amarene denocciolate e candite, Bologna, dal 1915

Gennaro Fabbri possiede una dote rara: quella di saper leggere i suoi tempi e prevederne le esigenze. Per questo, quando nel 1905 apre una distilleria (a Portomaggiore, in un'ex drogheria), non si limita a produrre alcolici, ma fa molto di più: li dota di un potere evocativo, capace di entrare subito nell'immaginario collettivo.
Nascono così liquori come Primo maggio, su cui campeggiano due lavoratori con falce e martello, o Amaro Carducci, un omaggio al poeta “fresco” di Nobel.
Con il trasferimento a Bologna, l'azienda si lancia sul mercato degli sciroppi: qui, nel 1915, Rachele, la moglie di Gennaro, mette a punto una ricetta destinata ad incantare il pubblico, la Marena con frutto.
All'inizio, lo sciroppo si vende in damigiane, ma Gennaro ha un'idea brillante: decide di produrre un vaso speciale, affinchè le sue amarene escano dai retrobottega ed acquistino un posto d'onore nelle vetrine dei bar più eleganti d'Italia.
Il primo modello assomiglia a un vaso da farmacia: Gennaro non è soddisfatto e così chiede al ceramista faentino Riccardo Gatti di realizzare qualcosa di unico. Gatti crea un vaso a fiori bianco e blu, rievocando le cineserie tanto di moda all'epoca. I caratteri tipografici curvati, ricordano il gesto del dito che si piega per tuffarsi nel barattolo. Insomma, un (golosissimo) capolavoro di comunicazione.
Le amarene piacciono anche ai Futuristi, che decidono di riempirle di grani di pepe e usarle come ingrediente “esplosivo” in una loro "polibibita". Oggi, l'azienda, alla quarta generazione, esporta in 110 paesi, offrendo un'icona senza tempo a portata di tutti.

Letture consigliate:
Cento anni Fabbri. 1905-2005, ediz. italiana e inglese, Editrice Compositori, Bologna, 2005
La Miscelazione Futurista – Polibibite, la risposta autarchica italiana ai cocktail degli anni Trenta, Fulvio Piccinino, Cocchi Books, 2015